Vi siete mai sentiti venditori di morte?
Scritto da Sokak | Ottobre 25, 2007
Che lavoro fate voi? Tecnici, insegnanti, musicisti, giornalisti, meccanici, operai, lavandaie…
I lavori più vari ed eventuali… E nella vostra quotidianità, vi siete mai trovati a somministrare morte?
Non dico, tipo vendere fucili, o armi da taglio, ma qualcosa di più subdolo, di più sottile, di più grottesco e turpe, in quanto moralmente accettato dalla nostra società…
Io ogni squallida mattina mi alzo, mi vesto, mi ghiaccio il culo sulla mia panda per sei sette chilometri se è inverno, o me lo arrostisco se è estate, e poi mi atrofizzo dietro la cassa di un supermercato. Stesse facce, stesse cose, stessi gesti… Una fottuta macchina. un ingranaggio ben oliato, ma slabbrato e consunto dopo sette anni di grigio e meccanico servizio.
E ogni giorno, la stessa scena. Operai. Disoccupati. Fancazzisti di professione, o padri, anche madri di famiglia.
Un esercito sterminato di gente, tutti con la loro bottiglia in mano.
Non parlo di chi compra una buona bottiglia di vino, o anche una così così se non ha soldi, per pasteggiare accompagnando le pietanze con qualcosa di meno sciapo della solita acqua o per preparare un bel brasato di carne.
Parlo di chi passa adesso, e passerà tra un paio d’ore, e ancora almeno una terza volta prima di cena. Cartocci di vino, rum da due soldi, grappa, brandy…
Magari dopo un pomeriggio passato a suon di aperitivi alcoolici al bar.
Gente che “barcolla ma non molla”, con quella fiatella in grado di sverniciare un ufo in corsa. Di quegli sguardi così vicini, ma che guardano così lontano… Di quelle mani che tremolano, mentre contano pochi spiccioli per volta. Gente che uscirà col suo tessoro stretto nella giacca, per consumarlo nascosto in qualche cantone buio, magari sotto il vialetto alberato.
E che qualche minuto dopo sarà in cima a un ponteggio, di sicuro senza sicura. Che passerà da casa, intontito nel suo piccolo paradiso ovattato, per non sentire e non vedere. Che si siederà in macchina, o salirà su un motorino sgangherato, o su una di quelle trappole che si possono guidare col patentino, e inizierà a vagare, come una mina spinta dalla corrente.
E non abito a ciuccolandia di sicuro, questo ve lo garantisco. Eppure, loro sono intorno a noi, e noi non li vediamo neanche.
E io che dovrei fare? Dire di no alla madre che compra la cassa di birra al figlio disoccupato ben più che maggiorenne?
E poi, se perdo il lavoro per questo? Dunque è vero, mors tua, vita mea…
Ma se la mors sua, mentre esco da lavoro, e vengo travolto da un’auto in corsa, diventasse mors mea? O peggio, mors altri?
E’ vero che lavorare con la gente ti strappa via l’anima. Vedi gli orrori che si portano dentro, e piano piano avvizzisci, e diventi duro e legnoso, come quei limoni mummificati che ogni tanto ritrovo sotto gli scaffali…
A volte mi sento dentro come se fossi pieno del nero più nero, quello che si forma su per il tubo della stufa a legna, e che lento e inesorabile comeè salito, ritorna giù fino a soffocare tutto…
E voi? Il vostro lavoro vi ha mai fatto vendere morte, più o meno direttamente?
Topics: Fuffosofia, Pensieri, Pillole, Pessimismo |
26 Ottobre 2007 alle 09:47
Dai, che ti senti in colpa a fare?
Il tuo lavoro è un tuo diritto/dovere.
Ritieni di vendere morte?
Ed i tabaccai, allora?
Ed i pellicciai, allora?
Scherzi?
E poi, caro Sokak, cerchiamo di essere realisti (non vedermi cinico, ma realista): quella gente che compra “la morte” sa di farlo, è un po’ come quei grulli che hanno comprato “il futuro” da Wanna Marchi!
Gente suicida o stupida, che vuole farsi infinocchiare esisterà sempre, sai?
E non possiamo farci nulla.
Già il fatto che lo pensiamo, però, ci rende migliori.
Hai aperto davvero un bell’argomento, mi piace, peccato che stamattina ho poco tempo per scriverne.
Comunque ti capisco: guarda caso, taaanti anni fa pure io lavoravo in un supermercato (magazziniere) ed avevo una Panda (e mi costringevano a ri-timbrare i pacchi di dolciumi scaduti… ci siamo capiti, vero?).
26 Ottobre 2007 alle 11:58
U_U Perfettamente.
Solo che adesso si tira al risparmio, sgommi con la gomma dura da biro e riscrivi con la penna a china.
Scherzo! Però, mi ero appena riaperto il bloggo, e avevo bisogno di “esternare il mio contenuto”…
Beh, adesso scappo. Anche io sono a lavoro, e sto scrivendo dalla psp, sgranocchiando connettività wireless all’ufficio vicino.
E se hai mai visto come si digitano i testi su una psp, capirai perché scrivo così poco!